Perché non usare il tripode nell’ictus

Perché sconsigliare l’uso del tripode (o del quadripode) dopo un ictus? E soprattutto, qual è il bastone corretto da utilizzare?

Iniziamo dalle ragioni per dire di no al tripode/quadripode:

Spinta verso il basso

I bastoni come il tripode o il quadripode nascono con una base ampia (cioè su tre o quattro ‘piedi’) proprio per facilitare l’appoggio sullo stesso. Questa facilitazione, tuttavia, in un paziente che ha subìto un ictus, non farà altro che portare il paziente verso il basso. La mano che tiene il bastone tripode, infatti, si appoggerà con tutte le sue forze (soprattutto se la deambulazione avviene troppo precocemente) e spingerà verso il pavimento per ottenere un sostegno. Alla mano seguirà il braccio, il tronco, il capo. Tutto il corpo (del lato sano, tra l’altro) si ritroverà a spingere verso il basso. Tutto il contrario della deambulazione fisiologica che è in costante propulsione in avanti ed in alto.

Appoggio asimmetrico

Un appoggio così energico sul lato sano (cioè quello non colpito dall’ictus) non farà altro che facilitare l’appoggio sulla gamba sana, diminuendo sempre di più quello sulla gamba plegica. Considerando che questo è già il tipico errore nella dembulazione del paziente emiplegico, rinforzare un atteggiamento scorretto anziché correggerlo non è certo un obiettivo desiderabile.

Deviazione del passo

Il tripode ed il quadripode portano quindi tutto il peso del corpo del paziente sul lato sano. Questo, a lungo termine, causerà una vera e propria deviazione del passo dove la gamba plegica rimane sempre più indietro, insieme all’emitronco ed al braccio. Sempre più lontana dal resto del corpo, la gamba plegica verrà esclusa dallo schema corporeo, ingigantendo a dismisura la base d’appoggio necessaria non solo alla deambulazione, ma anche semplicemente alla stazione eretta.

Impossibilità ad abbandonare il bastone

Il paziente che usa il tripode od il quadripode nella fase iniziale della riabilitazione si troverà in seria difficoltà ad abbandonarlo. Questo tipo di bastone, infatti, non facilita il ritorno ad una deambulazione fisiologica: crea invece un nuovo tipo di cammino, disfunzionale e faticoso, che necessita sempre più dell’appoggio sul tripode.

Il bastone corretto da usare dopo un ictus

Il tipo di bastone che evita tutte le problematiche sopracitate ha due caratteristiche principali: un appoggio singolo e un altezza maggiore. 

bastone in legno - no tripode
Bastone in legno utilizzato nella rieducazione al cammino

L’appoggio singolo del bastone corretto evita che il paziente porti tutto il peso del corpo sull’ausilio: in questo modo sarà stimolato l’uso della gamba colpita, che è in fondo l’obiettivo principale della riabilitazione alla deambulazione.

L’altezza maggiore del bastone, che deve consentire una presa più o meno all’altezza della spalla, permetterà di mantenere l’appoggio su entrambe le gambe ed eviterà la spinta verso il basso. In questo modo sarà notevolmente più facile abbandonare l’ausilio quando si migliorerà la deambulazione.

bastone da trekking- no tripode
Bastone da trekking telescopico acquistabile dal paziente per l’uso a casa

Nonostante possa risultare più impegnativo utilizzare un bastone alto e ad appoggio singolo nelle prime fasi della riabilitazione, i suoi benefici a lungo termine giustificano decisamente l’impegno necessario.

Attenzione all’abbandono precoce!

Quale che sia il bastone scelto, va sottolineato che un abbandono troppo precoce dell’appoggio (soprattutto se si tratta di un appoggio corretto) può dare risultati inaspettatamente negativi. Il paziente, infatti, molto spesso mostra con orgoglio che può fare a meno del bastone per camminare ma l’occhio esperto vede che quel cammino non è quello che ci auguriamo per lui.

Fare a meno dell’appoggio (quando questo è ancora necessario, quando cioè la gamba colpita non è in grado di sostenere pienamente il suo ruolo) porta infatti a non appoggiarsi per niente sulla gamba plegica, utilizzando il più possibile la sola gamba sana. Anziché continuare ad esercitare la gamba plegica, quindi, il paziente inizierà a zoppicare quando in realtà potrebbe evitarlo. Questo, oltre a non essere ottimale dal punto di vista riabilitativo, diventa un problema quando l’apprendimento motorio del passo viene interiorizzato in maniera errata. Sarà, cioè, decisamente più difficile affrontare il problema in seguito, quando ormai il cammino è stato appreso in  modo sbagliato, piuttosto che prevenirlo.

Dott.ssa Giulia Mayer

Autore dell'articolo: giuliamayer